BREVISSIME ANNOTAZIONI SULL’INCARICO CONFERITO A MARIO DRAGHI

Il mandato conferito a Mario Draghi, che l’ha accettato con la necessaria “riserva”, rappresenta un atto senza alcun dubbio condivisibile che, un Presidente, la cui onestà intellettuale e grande esperienza politica non possono essere messe in discussione, avrebbe forse potuto adottare anche prima per porre fine alla inutile e dannosa “pantomima”, cui siamo stati costretti ad assistere, almeno finora.

  La situazione di obiettiva necessità che si è determinata in assenza della maggioranza che deve dare la fiducia al Governo era da tempo sotto gli occhi di tutti e non aveva forse bisogno di un ulteriore riscontro affidato a Fico ( e non si capisce perché non alla Casellati che, oltre a rappresentare la seconda carica dello Stato, avrebbe offerto, non provenendo dalla parte politica interpellata, maggiori garanzie di imparzialità ).

  Il nostro, infatti, costituisce un sistema denominato di ” governo-parlamentare” per cui il Governo, per svolgere le funzioni assegnategli dalla Costituzione, ha bisogno della fiducia del Parlamento, che si ottiene con la maggioranza assoluta dei componenti e non dei votanti (  maggioranza relativa ).  E lo stesso vale per il c.d. “Governo tecnico ovvero del Presidente”, nel senso che il riferimento al Presidente indica soltanto l’organo proponente. 

  Ma ciò non significa che, in assenza della fiducia per la quale occorre, come poc’anzi rilevato, la maggioranza assoluta in entrambe le Camere ( che è mancata al Senato:156 voti  in luogo di 161 ), il Paese resti privo di Governo, rimanendo in carica quello dimissionario attuale, per il disbrigo degli atti di ordinaria amministrazione e, qualora il tentativo di Draghi non andasse in porto, anche per la gestione della fase elettorale, a quel punto inevitabile.

  Queste brevissime annotazioni, in attesa di vedere quello che in realtà accadrà, non possono non concludersi ricordando che l’attività ” politica” è diversa da quella “partitica“, che, non a caso, l’art.49 della Costituzione tiene disgiunte, sancendo la libertà dei cittadini di associarsi in “partiti”per concorrere, in modo democratico, a determinare la” politica” nazionale.

  E questo è il momento che i nostri rappresentanti in Parlamento, da qualunque parte provengano, lo tengano a mente e, sciolti dai vincoli di partito, siano impegnati a svolgere un’attività politica nell’interesse esclusivo della Nazione. 

                                                                                                                         

  

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