CONTINUITA’ E DISCONTINUITA’ DEL NUOVO GOVERNO NELLA GESTIONE DELLA PANDEMIA

Al momento sembra che il costituendo Governo Draghi sia destinato a essere supportato da tutto l’arco costituzionale, con l’unica eccezione della volontaria esclusione di Fratelli d’Italia.

Tutte le forze politiche stanno compilando agende e programmi assai fitti e ambiziosi che riguardano, ad esempio, la riforma del mercato del lavoro, la riforma fiscale, la riforma della giustizia, le riforme delle infrastrutture, le riforme costituzionali, la riforma della legge elettorale, ecc. 

Questo desiderio di improvvisa accelerazione dell’attività parlamentare e di governo, tuttavia, sembra non tenere nel debito conto come, banalmente, la scadenza della legislatura sia relativamente vicina. Vero è che, in neppure due anni, il nuovo Governo potrà a malapena affrontare due macro questioni che, peraltro, sono di ampiezza, complessità e urgenza sterminate: i) la gestione dell’emergenza sanitaria; ii) la gestione delle eventuali risorse europee. 

Il primo tema è quello di più immediata attualità e urgenza e merita la massima attenzione, in quanto assorbente rispetto a qualsiasi altra questione.

Difficile prevedere quale possa essere la linea d’azione del nuovo esecutivo sul punto, se di sostanziale continuità con il precedente Governo, ovvero di più o meno marcato distacco. Verrà confermata l’impostazione rigorista delle chiusure o si assisterà a un cambio di paradigma? In verità, in questi termini, il problema rischia di essere male impostato. Non si tratta di fornire una risposta a priori, che sarebbe inevitabilmente frutto di una pregiudiziale, se non dell’arbitrio; si tratta, piuttosto, di recuperare anzitutto un metodo. Negli ultimi mesi abbiamo infatti assistito a un’attività normativa caotica, emergenziale, priva di coordinamento. L’emergenza ha prodotto una vera e propria alluvione di provvedimenti eccezionali, spesso sciatti e oscuri, che sono stati ex abrupto innestati sul tessuto normativo esistente. Ciò ha creato una vera e propria crisi di rigetto, giacché l’ordinamento giuridico e, in generale, il diritto, sono entità a forte coerenza sistematica. Come efficacemente illustrato dal prof. Cassese, è allora anzitutto necessario rientrare nell’alveo della Costituzione. La gestione dell’emergenza epidemiologica deve essere affrontata anzitutto nel rispetto del sistema nomogenetico, cioè nel rispetto delle sfere di competenza e di gerarchia delle fonti del diritto, dei meccanismi di produzione delle norme e degli atti amministrativi, dell’individuazione dell’apparato sanzionatorio, delle modalità applicative. Non si tratta di vuoti formalismi, ma di regole giuridiche poste a presidio, contemporaneamente, sia dell’efficienza dell’agire pubblico, sia del rispetto e tutela di diritti e interessi dei cittadini. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a uno stravolgimento profondo di questo sistema, con un ricorso improprio alla decretazione d’urgenza del presidente del consiglio dei ministri, la quale, di per sé, come si è osservato da più parti, non può e non deve disporre limitazioni così incisive delle libertà personali, ovvero economiche. Ne sono scaturiti difetti di coordinamento, imprecisioni, contraddizioni e provvedimenti irragionevoli e gravemente illegittimi (per tutti, emblematica la vicenda delle sanzioni penali disposte per atto amministrativo durante il periodo di lockdown). Ancora. Il recupero del rispetto e dell’ossequio al sistema delle fonti si impone anche in relazione al coordinamento e al rapporto tra governo centrale e articolazioni territoriali e periferiche (Regioni, Province, Comuni). Il difetto di una tempestiva pianificazione ex ante ha infatti agevolato l’insorgere di molti conflitti di attribuzione positivi (che si hanno quanto due enti distinti reclamano il medesimo potere) ovvero negativi (che si hanno quanto nessun ente ritiene di essere tenuto ad agire). E’ auspicabile che l’ampio supporto parlamentare del nuovo Governo possa giovare anche in questo dialogo con le Regioni (le quali, come noto, nella maggior parte dei casi sono rette da forze politiche che, nel precedente Governo nazionale, erano invece all’opposizione).

Deve poi, infine, affrontarsi in modo netto il problema posto dal c.d. Comitato Tecnico Scientifico. Come già avuto modo di osservare, non è in discussione la ragion d’essere, né l’attività di supporto che un simile organo possa e anzi debba fornire all’esercizio dell’attività amministrativa.

Tuttavia, appare oramai indifferibile un recupero di trasparenza in ordine ai metodi e ai criteri di selezione, ambito di competenze, valutazione e rimozione dei componenti di questo, come di similari organi. Come efficacemente illustrato dal Presidente Cartabia, si tratta di questioni cruciali nella gestione dell’emergenza pandemica.

Abbiamo infatti assistito a un operare del CTS non sempre trasparente anzi, addirittura coperto da segreti, poi rimossi in modo selettivo e parziale, differito nel tempo, di oscura interpretazione.

Abbiamo assistito, poi, a un operare del CTS sovente surrettiziamente, magari inconsciamente, politico, esito forse inevitabile del vizio di vertice di un’attribuzione iniziale di compiti e poteri non così chiara e distinta e di una situazione obbiettivamente complessa e anzi drammatica.

Da come si porrà il nuovo Governo rispetto a queste questioni preliminari comprenderemo allora se vi sarà una discontinuità effettiva rispetto a ciò che, nel recente passato, non è andato nella direzione auspicata. 

Impostare nel modo corretto e lineare questi metodi ci potrà consentire di fronteggiare gli sviluppi della pandemia che, nonostante il (faticoso) arrivo dei vaccini, appaiono ancora preoccupanti.

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