L’IMPORTANZA DELLE OPPOSIZIONI

Un governo istituzionale è quello che serve in questo momento. Non ci sono dubbi che Mattarella abbia fatto la scelta giusta, individuando in Draghi quella garanzia di competenza e serietà che mancava al nostro Paese, soprattutto nelle relazioni internazionali. L’elenco dei ministri, poi, da’ la misura della capacità di Draghi, che è riuscito a mettere insieme gli opposti. Che poi riesca a farli andare d’accordo, da qui a quando sarà, è tutto da vedere, ma le premesse ci sono tutte.
Ma quello che stasera dovrebbe preoccuparci è l’assenza di una vera opposizione.

L’opposizione, in un sistema democratico, occupa un ruolo decisivo nel bilanciamento dell’azione di governo. È il cane da guardia che tutela gli interessi che quell’azione potrebbe ledere. Ed è per questo che l’opposizione deve essere seria e di qualità.
Se questo è vero, la domanda che dobbiamo porci è se vi sia un’opposizione, oggi, adesso, che contrasti l’azione di governo, che faccia sentire un’altra voce, quella fuori dal coro. La risposta, però, è che, mai come in questo momento, un’opposizione vera manchi. Non la farà, difatti, Fratelli d’Italia, che si limiterà a fare il bastian contrario su quelle scelte troppo di sinistra, che non saranno molte. Non la farà, dall’altra parte, quella sinistra che è rimasta fuori dal governo, perché, nella situazione attuale, è difficile essere credibili argomentando soluzioni alternative. È più facile parlare per slogan, alla pancia del Paese, ma in questo sono maestri quelli che ora stanno al governo più di quelli che ne sono rimasti fuori. Ne’ avranno alcuna credibilità Di Battista e i suoi seguaci, perché, se è vero che si sentono traditi dal Movimento, è vero che, quando il Movimento erano loro, hanno fallito.

E allora, che opposizione avrà questo governo? In Parlamento, purtroppo, poca o niente. Fuori da Parlamento, invece, molta. Il Paese reale, stavolta, si attende molto. E non accetterà nulla di meno. Per questo il rischio che l’opposizione sarà fatta più nelle piazze che in Parlamento è crescente. E questo vorrebbe dire che quell’opposizione sarà fatta meno dei partiti (praticamente tutti al governo) e più dai movimenti spontanei.
E quando i partiti smettono di essere un punto di riferimento della passione politica, per un Paese non è mai un bene. Perché c’è sempre un altro movimento all’orizzonte. Che normalmente non si muove seguendo la sintesi del confronto  tra tutti, ma seguendo le scelte di uno. Che, e la nostra storia degli ultimi anni ce lo dimostra, non è detto sia proprio il più bravo di tutti.

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