ULTERIORI ANNOTAZIONI SUL GOVERNO DRAGHI

Ora che il mandato conferito a Mario Draghi si è concluso positivamente ed il nuovo Governo ha giurato da poche ore, sembra di dover aggiungere qualche ulteriore considerazione, sul piano costituzionale, a quelle già pubblicate il 3 febbraio scorso, all’atto del conferimento dell’incarico.

  I commentatori politici, e non solo, in questi giorni hanno spesso parlato di ” Governo tecnico o del Presidente” e di ” Governo politico”, come si trattasse di termini contrapposti, con la conseguenza di determinare confusione, non solo giuridica.

  E’ il caso di precisare, forse, che un Governo è, per definizione, politico, qualunque ne sia la composizione sia perchè, per essere nella plenitudo potestatis, deve godere della fiducia del Parlamento in uno Stato caratterizzato dalla forma del “governo-parlamentare”, sia perchè la gestione della polis, intesa in senso classico è, appunto, politica, per definizione. 

  L’enfatizzazione della contrapposizione tende, in realtà, a sottolineare che la composizione può risultare da componenti eletti dal Parlamento e, quindi di provenienza ” partitica”, ovvero da soggetti di estrazione “non parlamentare”. E sulla interpretazione dell’art. 49 della Costituzione e sulla differenza esistente tra attività partitica e attività politica,  ci siamo già soffermati l’altra volta.

  Per rimanere sul piano costituzionale, occorre ora richiamare il Titolo III della Parte Seconda della Costituzione, relativo al Governo, ed, in particolare, l’art. 95, che affida al Presidente del Consiglio ” la direzione e la responsabilità della politica generale del Governo; il mantenimento dell’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.

  La scelta dei componenti del Governo spetta, dunque, in via esclusiva, al Presidente del Consiglio – anzi che al Presidente della Repubblica, nonostante i commentatori alludessero principalmente a quest’ultimo – il quale è naturalmente libero di rivolgersi ad esponenti partitici e dagli stessi indicati ovvero a soggetti di sua fiducia provenienti dal mondo esterno e, normalmente, tecnici esperti della materia.

  Queste osservazioni, ineccepibili sul piano formale, peccano, però, di astrattezza, perchè, nella realtà, il Presidente del Consiglio, nell’assolvimento del mandato conferitogli dal Capo dello Stato, è solo teoricamente libero in modo incondizionato, o se preferite, ha la effettiva possibilità di esserlo, di effettuare, cioè, scelte che non risentano dei condizionamente partitici, in particolare, quando, dopo avere formato il nuovo Governo, deve presentarsi alle Camere per ottenerne la fiducia.

  In conclusione, coloro che si aspettavano “miracoli” da Mario Draghi non debbono sentirsi delusi, almeno più di tanto, ma devono rinviare i giudizi critici alla prova dei fatti, destinata, nell’auspicio di tutti, a superare o, quanto meno, ad avviare a soluzione le grandi emergenze, sanitarie ed economiche, che travagliano il Paese.  

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