WOODY ALLEN: UN GENIO O UN UOMO DA CONDANNARE

Morto Philip Roth (tenuto colpevolmente a bocca asciutta dagli accademici svedesi), il primo americano a cui darei il Nobel per la Letteratura è senz’altro Woody Allen.

Nessuno negli ultimi cinquant’anni ha scritto una tale messe di meravigliose commedie: “Prendi i soldi e scappa”, “Io e Annie”, “Stardust Memories”, “Zelig”, “Broadway Danny Rose”, “Hannah e le sue sorelle”, “Radio Days”, “Mariti e mogli”, “Crimini e misfatti”, “Misterioso omicidio a Manhattan”, “Harry a pezzi”, “Hollywood Ending”, “Scoop”, “Midnight in Paris”, “Blue Jasmine”, “Café Society”, “La ruota delle meraviglie”… tanto per citare i miei film preferiti.

La sua autobiografia – “A proposito di niente” – rischia di essere tra i suoi contributi meno decisivi all’arte della scrittura. E’ ben scritta, a tratti divertente, ma è viziata qua e là da un understatement anti-intellettualistico un po’ trito (della serie: il baseball è meglio di Shakespeare) e soprattutto dall’ansia – del tutto giustificata – di mettere una volta per tutte le cose in chiaro rispetto alle folli accuse di pedofilia che gli stono state mosse a più riprese dall’ex fidanzata Mia Farrow e dagli ottusi inquisitori del #MeToo hollywoodiano.

Allen è stato scagionato da tutti i tribunali da ogni accusa di violenza sessuale. Ma i suoi film sono oggi banditi dai cinema degli Stati Uniti e molti attori si rifiutano di lavorare con lui.

Per me, Woody Allen è un uomo innocente, un genio del cinema e il mio candidato ideale al Premio Nobel.

0 comments
0 likes

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.